Sculture in Campo ha messo radici nella Tuscia: intervista a Lucilla Catania,
di Giovanna Dalla Chiesa, Exibart 19 settembre 2026
Dalla nascita del parco alle nuove opere di John David O’Brien e Vittorio Corsini: Lucilla Catania ci racconta Sculture in Campo, progetto che ha portato l’arte contemporanea nella Tuscia
Compie dieci anni Sculture in Campo, il Parco internazionale di scultura contemporanea fondato da Lucilla Catania a Bassano in Teverina, nella Tuscia. Nato nel 2017 dall’incontro tra arte, paesaggio e vita quotidiana, il progetto è cresciuto nel tempo come un work in progress, ampliando progressivamente la propria collezione permanente e affiancando alla scultura nuovi spazi espositivi e linguaggi.
La decima edizione inaugura sabato, 19 settembre 2026, con due nuove opere site specific: Il sole in gabbia di John David O’Brien, collocata nella nuova area de Il Bosco, e Ascolta di Vittorio Corsini, installata presso Il Querceto. Prosegue inoltre fino al 31 ottobre, negli spazi de Il Rudere, Spot al Rudere. Passaggi 1, con opere di Claudia Peill e Daniela Perego.
In questa intervista Catania ripercorre la nascita e l’evoluzione di Sculture in Campo, raccontando le difficoltà economiche e organizzative di un progetto indipendente, il rapporto con il territorio, l’apertura ad altri linguaggi, il ruolo della scultura nello spazio pubblico e le prospettive future del Parco.
Dieci anni di Sculture in Campo: intervista a Lucilla Catania
Sono trascorsi ormai dieci anni dalla nascita di Sculture in Campo, un progetto fortunatissimo che ha visto crescere enormemente il numero di opere che lo abitano, e gli artisti che vi partecipano, dando vita a circa tre appuntamenti annuali, ogni volta con l’inaugurazione di una o più opere, create per l’occasione. Un impegno enorme che hai ideato e portato avanti quasi esclusivamente da sola. Qual’ era il tuo obbiettivo quando sei partita?
«Il progetto Sculture in Campo – Parco internazionale di scultura contemporanea a Bassano in Teverina, nasce da tre realtà (l’Arte, la Terra, gli Animali) che a un certo punto della mia vita, si sono ritrovate su di uno stesso asse, in una felice congiunzione che ha reso possibile la realizzazione di un’idea o forse di un “antico” desiderio.
L’esperienza dell’arte, anzi più precisamente della scultura è, e resta per me, quella fondativa di tutto un impianto esistenziale e fattuale che regge, da ormai trent’anni, alla fatica di questo tempo arido e mercenario.
Un terreno acquistato per un caso fortunoso, per diletto, ma che per una reale necessità, diventa la terra su cui poter costruire un luogo, dove crescere e cambiare, rimodellando sensibilmente il mio stile di vita. È così che in questo angolo di campagna bassanese, tra piante, alberi e un cospicuo numero di animali, seguendo più l’istinto che il ragionamento, ho iniziato a collocare delle sculture.
In questo luogo il tempo si è come fermato; passeggiando tra boschi e stradine terrose si incontrano reperti e siti archeologici di ogni tipo, oggetti che sembrano caduti dal cielo, come per caso, a testimoniare di una nostra storia che non ci abbandona mai, e sta a ricordarci, ancora e sempre, chi siamo.
È in questo contesto che ho immaginato un luogo della contemporaneità, immerso nella Natura e inserito in un continuum spazio-temporale tra passato e presente con un futuro prossimo che è già alle porte.
È qui che è nato un Parco di sculture all’aperto dove, alle opere già presenti, si sono affiancate altre opere di artisti che, come me, hanno sentito il desiderio di lasciare, su questo lembo di terra, il proprio segno».
Penso alla quantità di Parchi di Sculture all’aperto che non sono riusciti a portare avanti un’iniziativa, già di per sé molto onerosa per la dedizione che richiede e che si sono presto chiusi per l’impossibilità di attendervi regolarmente, con i giusti mezzi e le maestranze necessarie a un’impresa di tale portata. E anche se una parte fondamentale per il suo successo è sicuramente dovuta alla tua presenza costante nell’area, dove infatti risiedi abitualmente, a me sembra lo stesso un miracolo.
«Sì, come tu dici, la mia presenza è fondamentale per seguire, coordinare e prendere giornalmente decisioni che nessuno potrebbe prendere al mio posto. Dal 2017 la mia vita è molto cambiata, sia dal punto di vista lavorativo-organizzativo che da quello emotivo e sentimentale.
Credo che sia molto importante la questione economica. Alcuni Parchi hanno dovuto chiudere proprio per questa ragione: la mancanza di fondi. L’appoggio del Comune di Bassano in Teverina a questa iniziativa di indubbio valore culturale e artistico, è quasi inesistente. Con molto rammarico, oggi mi rendo conto che l’arte contemporanea, e in particolare la scultura, non sono capite, né valorizzate. Questa incomprensione comporta un’assenza di contributi significativi che sarebbero molto utili per la vita del Parco. Le belle parole che le autorità comunali ci riservano quando partecipano alle inaugurazioni sono solo belle parole, alle quali non seguono mai i fatti.
I cambiamenti esistenziali a cui facevo riferimento riguardano in particolare la realizzazione di un piccolo sogno che già da ragazza coltivavo: quello di circondarmi degli animali che ho sempre amato.
Nell’area di Casetta Lola vivono stabilmente un numero sostanzioso di galline, oche, anatre, gatti e due bellissime cavalle che ho il piacere di montare per fare rilassanti passeggiate nella campagna bassanese. Ultimo arrivo: un delizioso coniglio bianco e marrone.
Quanto alla struttura legale e operativa, Sculture in campo si è dotato di un Comitato Scientifico composto da critici e storici dell’arte che ho il piacere di conoscere da molto tempo: Anna Maria Panzera, Cecilia Canziani, Laura Iamurri, Maria Giovanna Musso, Roberto Lambarelli e Cesare Biasini Selvaggi.
Nel 2022 il Parco è diventato un’ Associazione del Terzo Settore, acquisendo la personalità giuridica. Siamo iscritti regolarmente al RUNTS, questo ci permette di ottenere donazioni, contributi, il 5 x1000 e di partecipare a Bandi nazionali ed europei. Tengo a specificare che siamo un ente No profit».
Il 23 maggio scorso hai inaugurato un evento dove viene messo a confronto il lavoro di due artiste che si esprimono con la fotografia e la performance, esperienze che poco hanno a che fare con la scultura.
«Nel 2023 ho restaurato un vecchio rudere pericolante che insiste sull’area del Querceto. Il suo restauro mi ha permesso di dotare il Parco di un piccolo spazio-galleria, all’interno del quale posso presentare mostre temporanee di autori che lavorano anche con linguaggi artistici diversi dalla scultura, che difficilmente possono esporre i loro lavori in spazi aperti.
Nel 2024 ho avuto il piacere di ospitare la mostra-omaggio dedicata a Giacinto Cerone, artista con cui ho lavorato in passato e con il quale ho avuto modo di condividere una bella amicizia. La mostra, realizzata insieme all’Archivio Giacinto Cerone, consisteva in due sole sculture degli anni ’90, in dialogo fra loro, costruite in gesso.
Nel 2025, ho presentato un’altra mostra-omaggio, Guardarsi al buio, dedicata all’indimenticabile amica, l’artista Francesca Tulli, prematuramente scomparsa. Anche in questa occasione, nel piccolo spazio, dialogavano un gruppo scultoreo e una piccola testa, entrambi realizzati in ferro e bronzo.
Riflettendo sull’importanza di aprire il Parco ad altri linguaggi e di aumentare la capacità di penetrazione del Parco nel complesso sistema dell’arte italiano, ho deciso, nel 2026, di inaugurare un nuovo progetto artistico: Spot al Rudere. Passaggi 1 con opere di Claudia Peill e Daniela Perego. Le artiste, anche in questo caso, hanno presentato dei grandi lavori che occupano solo due pareti dello spazio. Negli anni successivi gli artisti dovranno misurarsi con questa ridotta spazialità che rappresenta un limite, ma anche una sfida interessante.
Sempre in coppia, potranno perseguire la loro ricerca con libertà assoluta dal punto di vista tecnico e concettuale. Spot al Rudere è un progetto di lungo corso che mi vedrà collaborare con molti artisti italiani e stranieri che fanno parte della mia storia umana e professionale».
Un progetto così articolato e ben strutturato sembrerebbe in grado di affrontare ormai, anche forme di gemellaggio o partnership con istituzioni di analogo respiro all’estero. Dopo aver creato una “comunità” di idee e di intenzioni, capace di farsi centro e punto di riferimento, è sempre importante stabilire liaison che allarghino la rete dei rapporti e possano consolidare le proprie esperienze anche altrove. Cosa ne pensi?
«La questione che poni è stata affrontata in seno al Consiglio Direttivo dell’Associazione. Si tratta, tuttavia, di progetti che richiedono un impegno importante e un team di lavoro dedicato esclusivamente a questo. Bisogna, infatti, individuare in campo internazionale, realtà simili alla nostra, verificarne l’interesse a elaborare congiuntamente i progetti. Posso però dirti che abbiamo in programma di affrontare questo problema nei prossimi anni».
Perdute le coordinate, che nelle grandi città, tenevano insieme le comunità degli artisti e degli intellettuali, filtrando in modo quasi naturale i nuovi talenti all’altezza di farne parte, ciò di cui abbiamo sempre più bisogno oggi, nel momento in cui si esce dalle soffocanti metropoli per godere della natura, è incanalare conoscenze, sentimenti e valori per affrontare questo mondo difficile, secondo un’etica, ovvero un comportamento capace di impegnarsi per il cambiamento di una società sofferente quanto è l’attuale. Già le avanguardie degli inizi del secolo scorso, non si volgevano più verso una visione estetica, come quella algida, astratta e statica di Winckelmann, ma verso una dimensione ludica come quella proposta, una generazione dopo, da Friedrich Schiller, nelle Lettere sull’educazione estetica dell’uomo, che accolgono il principio di relazione. Sappiamo quanto il tema della relazione sia fondamentale oggi per le modalità di approccio a un’arte, che teatro, musica, danza e performance, riescono ad affrontare e a trasmettere spesso in maniera più coinvolgente di quella vincolata al suolo o alla parete. Che approccio hai scelto di proporre ai visitatori di Sculture in Campo?
«La scultura, nella mia esperienza, è una disciplina radicata negli spazi esterni, siano essi giardini, campagne, città, piazze, e quant’altro. Penso che per un pubblico non di soli addetti ai lavori, confrontarsi con opere inserite in un contesto naturalistico, o anche urbano, sia molto più stimolante e soprattutto fruibile. Se la critica che si fa all’arte contemporanea è quella di essere poco comprensibile ai più, certamente la contestualizzazione dell’opera aiuta ad avvicinare il pubblico all’arte. Il progetto Sculture in campo nasce anche con questa intenzione».
Il territorio che circonda Bassano in Teverina è uno dei più ricchi di storia e di cultura. Al confine tra Lazio e Umbria, nella Provincia di Viterbo con la sua prestigiosa Università, sulla via Francigena, in prossimità di un Sito di Meraviglie come quello di Bomarzo e non distante da un lago, quello di Bolsena, tra i più belli e misteriosi d’Italia, quali iniziative hai messo in opera, o prevedi in futuro, per usufruire di tutto questo straordinario potenziale?
«Il territorio nel quale è sito il Parco è davvero stimolante. Vicino a noi esistono realtà archeologiche di grandissimo interesse. Una per tutte: il sito di Pietra Amara. Quando nel 2017 inaugurai il Parco, una delle mie priorità fu quella di legare l’arte contemporanea alle realtà archeologiche preesistenti nell’area. Di fatti il catalogo che accompagnò la prima edizione di Sculture in campo si intitolava: Arte contemporanea e archeologia a Bassano in Teverina.
Nella fase attuale, con alcuni membri del Comitato scientifico si è pensato all’istituzione di una Summer school che ci consentirà di coinvolgere l’Università di Viterbo, le Accademie di Belle Arti, i licei e le scuole presenti sul territorio viterbese, ma anche in quello nazionale. Resta un obiettivo importante creare una rete di Parchi di Scultura presenti sia nella Tuscia che altrove. Questo aspetto è di grande complessità, perché sino ad oggi ogni Parco ragiona individualmente, con poco interesse a stabilire collaborazioni e progetti condivisi. Ci vorrebbe una figura istituzionale, con le dovute capacità e abilità, per iniziare a progettare una rete di questo tipo».
Per concludere vorrei chiederti: la scultrice che ho conosciuto ormai tanti anni fa, di cui a Casetta Lola vedo molte testimonianze significative, si è definitivamente nascosta dietro il suo nuovo ruolo di organizzatrice e promotrice del Parco di Sculture in Campo, o ha qualche progetto per il proprio futuro non ancora svelato?
«Ti confermo che la “scultrice” esiste ancora. In questi dieci anni non ho mai smesso di portare avanti le mie ricerche artistiche e ho partecipato a progetti molto interessanti a livello museale.
Alcuni di questi progetti, però, non sono stati realizzati per motivi di ordine economico, in quanto la scultura costa. Ne cito uno per tutti: Scultori a Brufa. Ero stata invitata dalla Proloco di Brufa, che gestisce un meraviglioso Parco da oltre trent’anni, a realizzare un’opera da posizionare sulla collina di Brufa. L’opera che avevo progettato era passata al vaglio del critico d’arte, curatore del progetto, del Consiglio Direttivo della Proloco di Brufa, nonché del Comune di Torgiano da cui Brufa dipende.
Per finanziare questa costosa operazione, Brufa doveva avvalersi di un finanziamento pubblico da ottenere attraverso la partecipazione e la vittoria del bando del PAC che ogni anno stanzia denaro proprio per la realizzazione di opere pubbliche. Il Comune di Torgiano ha partecipato al bando, ma non lo ha vinto. In sostanza, la Commissione del PAC, che è ovviamente libera di decidere ciò che meglio crede, ha ritenuto opportuno selezionare realtà istituzionali importanti che già godono di finanziamenti ministeriali, invece di sostenere realtà più piccole con minor disponibilità economica che, attraverso il loro lavoro testimoniano, tuttavia, della ricerca artistica anche fuori dai contesti istituzionali più celebri.
Ed è a mio avviso un paradosso, perché, in questo caso, il Ministero finanzia se stesso. Non posso dirti quale sia stato il dispiacere, sia per me che per gli organizzatori, fiduciosi nella comune proposta artistica, non riuscire a realizzarla.
Per la fine di quest’anno e per tutto il 2027 ho in programma partecipazioni a mostre di notevole interesse culturale e anche di valore internazionale».
Gli artisti dal 2017 al 2026
2017 – Lucilla Catania, sei opere di grandi dimensioni
2018 – Alberto Timossi, Francesca Tulli, Luigi Puxeddu
2019 – Vittorio Messina, Licia Galizia, Andrea Fogli, Paolo Grassino
2020 – Bruno Ceccobelli, Paolo Garau, Ines Fontenla, Roberto Pietrosanti
2021- Fiorella Rizzo, Tito Amodei, Simone Bertugno, Claudio Palmieri, Renzogallo
2022 – Pino Genovese, Maki Nakamura, Cloti Ricciardi
2023 – Veronica Montanino, Giulio De Mitri
2024 – Mirta Carroli, Omaggio a Giacinto Cerone
2025 – Immacolta Datti, Peter Kim
2026 – John David O’Brien, Vittorio Corsini










