Un’arte giusta per una società sbagliata, di Bruno Ceccobelli

Frank Stella, Barbara Rose e Larry Poons, 1963

Con questo saggio illuminante su Barbara Rose l’artista Ceccobelli ci vuol far prendere atto delle caratteristiche spirituali storiche dell’Arte Astratta.

La Pittura Negativa.

in ricordo della critica d’arte americana Barbara Rose

Nel 1839 l’artista e accademico francese Paul Delaroche, alla vista del primo dagherrotipo si dice che abbia esclamato: <<Da oggi la pittura è morta>>, ma nel 1874 fu proprio un fotografo, Nadar, pseudonimo di Gaspard-Félix Tournachon, che nel suo studio fotografico, con un’esposizione di giovani pittori ribelli, artisti indipendenti dai salons ufficiali, a dare impulso ad una nuova pittura: quella degli Impressionisti.

In realtà, c’era in corso una nuova ridefinizione estetica: dall’Arte Moderna a quella Post-Moderna*, e da lì a poco, all’inizio del Novecento, dopo l’Espressionismo**, avverrà un’altra fine della pittura, quella della pittura di mimesi… nascerà l’eresia della rappresentazione, l’Arte Astratta***… la Pittura Negativa.

E fu proprio l’arte astratta a riconquistare un primato, rispetto alla fotografia, grazie alla forza della sua realtà interiore spirituale.

La teologia della negazione*° o della “via negationis”, anche detta apofatica, riconosce i propri limiti nella ragione e nel linguaggio umano, che concepiscono la divinità negando qualsiasi suo attributo, riconoscendo così l’infinitezza e l’inconoscibilità della “comprensione” di Dio; tale concezione è presente nelle religioni Abramitiche e nell’oriente nelle filosofie Buddhiste, nello Zen e nel Tao.

Con l’Arte Astratta si entra nella concezione mistica dell’esistenza umana; una pittura metafisica che non vale per i suoi colori o per le sue forme oggettuali: non vuol dare potere né alle forme, né alla materia: vuol essere trascendentale a se stessa, perché vuol essere un’Arte Pura… un’arte simbolica e concettuale, sia che le opere si chiamino informali o geometriche o minimali o figurativo iconiche!

L’Arte Astratta non ha stile perché non evoluzionistica, e per molti produce oggetti di culto, ha un’intensità, ma non rappresenta, è un arte interiore, che presenta l’energia; una traccia archetipale del nostro essere “cosmico” mostrato su di una superficie o in uno spazio; va oltre il visibile riflettendo l’infinito davanti a voi e dentro di voi, una risonanza viva, un ristoro per l’anima.

Vasilij Kandinskij, Composizione VIII, 1923

Kronos è il tempo-freccia, il tempo post-umano che non aspetta nessuno, un tempo razionale limitato, il tempo del sudore dell’industria capitalistica, quello imposto dalla Dromocrazia**°, il tempo che abbiamo perso per la nostra interiorità.

Kairos nella teologia il tempo di Dio o “il tempo nel mezzo”, è “il tempo lungo”: nell’arte astratta un tempo meditativo spirituale, giusto per il momento propizio, un pensiero andante moderato; andare piano non significa essere meno bravi, forse stai mettendo la vita dentro la pittura e, quando arriva lento, quell’istante è perfetto per un “capolavoro”.

Il tempo senza tempo della pittura astratta è discordante, negativo rispetto alla pittura del tempo che è moda.

Barbara Rose (1936-2020) critica, curatrice e regista d’arte, americana, per più di vent’anni ha trascorso le vacanze nella sua magione di Camerata, fraz. di Todi e qui, da concittadini, diventammo amici.

Barbara era contro la fattura pittorica con mezzi tecnologici o dell’A. I.; prediligeva la pittura fatta a mano perché ritrovava la perfezione nell’errore-errare umano.

Insisteva Barbara nell’esercizio ossessivo di riempire con emozioni sentite la superficie bianca di un telo, o di un fotogramma che contenesse tutto un film, membrane di multi-stargates da concepire, conquistare, attraversare.

Ecco cosa scriveva: <>.

Barbara scrisse spesso di me: per una personale a Todi del 1988 e in un articolo della fine degli anni Ottanta sul Giornale dell’Arte ed. Allemandi nella versione americana, mi fece un’ intervista concludendo “tutta la sua arte è illuminata da un fede palpabile nella capacità dell’arte di trascendere il mondo e di fornire ispirazioni”.

Barbara Rose dopo una vita intensa di successi, nel 2018 organizzò una grande kermes artistica che durò sei mesi, alla Reggia di Caserta, dal titolo: “Painting After Postmodernism”*°° con un suo testo, per lei “fondante”, supportata da una grande organizzazione internazionale, la mostra infatti era già stata esposta in parte a Bruxelles alla Roberto Polo Gallery; con più di 80 opere, comprendeva 24 artisti tra americani, belgi ed ero presente tra gli italiani.

Anche in quella storica occasione Barbara ribadiva le sue suggestive idee: <>.

Il materialismo riduce la società ad una forma amorfa e considera gli uomini senza anima oggetti interscambiabili, non soggetti particolari, ma merci standard!

Le figure umane per i razionalisti pragmatici sono considerate dei salvadanai: <>.

Allora se sei un salvadanaio vuoto, neanche ti spolvero, se sei un salvadanaio mezzo pieno, ecco ti rompo e ti derubo, se sei un salvadanaio pieno, allora ti metto sull’altare e ti venero!

Gioacchino da Fiore (1135-1202) Abate dell’ordine monacale “Florense” da lui istituito nella Sila, profeta, teologo e filologo strutturalista; per le sue tesi fu anche condannato come eretico.

Gioacchino°°°, uno dei teologi più rivoluzionari della chiesa, da me amato come uno dei promotori di astrazioni archetipali tra le più utopistiche, disegnò una “teologia figurale”; auspicava una nuova chiesa emancipata, la Chiesa della Perfezione, esclusivamente libera e spirituale che sviluppasse lo Spirito Santo e la giustizia e la felicità da realizzare in terra.

Gioacchino è il primo filosofo-politico occidentale a stabilire che il divenire della storia e del tempo sussistono unicamente attraverso un’evoluzione di un sapere escatologicamente pieno di significati antropici, non rimandabili al post-mortem soprannaturale.

Per dimostrare tutte queste sue prefigurazioni avanguardistiche Gioacchino fece il “liber figurarum”: molte tavole illustrate con ideogrammi ideali, concetti utopistici strutturati in simboli di forme geometriche e colori pre-arte astratta.

Gioacchino da Fiore ”liber figurarum”, 1202 – Frank Stella ”Turkish Mambo (From Black Series)”, 1967

Ideogrammi artistici che ritrovo ancora vicino al mio amato mondo metafisico e precisamente nelle immagini di un artista espressionista astratto americano: il pittore e scultore Frank Stella (1936-2024).

Frank fu il marito di Barbara Rose dal 1961 al 1969; entrambi d’origini ebraiche, ebbero due figli Rachel e Michael; in quegli anni furono the best couple della cultura americana di rottura.

Gioacchino da Fiore ”liber figurarum”, 1202 – Frank Stella ”Black study I”, 1968

Stella, fin da giovane (aveva 20 anni), fu una stella della galleria newyorchese di Leo Castelli; le sue opere minimali geometriche all’inizio furono delle pale d’altare nere dette i “gessati”, le descrisse: <<Un’arte ridotta all’osso!>> e poi più tardi ideò delle grandi mense sacre coloratissime che denominava <massimalisti pieni d’energia>>.

Nelle sue astrazioni, anche le più “affastellate”, si può notare una indubbia iconografia simbolica simmetrica radiale o infranta.

Gioacchino da Fiore ”liber figurarum”, 1202 – Frank Stella ”Firuzabad III”, 1970

<<Ciò che vedi è ciò che vedi>> questa è una delle sue frasi preferite non per spiegare il mistero che dipingeva, ma per farci essere nel mistero della magia ipnotica dei suoi lavori.

Fa da contraltare ad una delle mie frasi preferite “L’opera fa l’operatore”.

<> giurava Stella, ma poi precisava, confessandosi: <<L’unico stile che conosco è quello della disperazione: tentare di fare quello che stai facendo al momento, quando non hai il senso di te stesso, né di quello che ti accade intorno>> e comunque per essere pragmatico aggiungeva: <>.

Gioacchino da Fiore ”liber figurarum”, 1202 – Frank Stella ”Khar-pidda 5.5x”, 1978

Frank negli anni Ottanta, ed oltre, molto spesso frantumò la tradizionale forma della tela quadrata inventandosi superfici sagomate curvilinee o spigolate fino ad assumere forme barocche.

La vera arte è antisociale; l’arte astratta nega la società esistenzialista e nichilista quella stessa società dello spettacolo e della mercificazione alienante ed è un arte ab origine perché animica e santa.

La nostra società è invece utilitarista-brutalista, sviluppatasi fin dal Settecento da un pensiero illuminista tecnofeudale e completato ai nostri giorni da un turbo capitalismo infestante.

Gioacchino da Fiore ”liber figurarum”, 1202 – Frank Stella ”Norisring”, 1982 

Risultato: guerre, conflitti nazionalisti & imperialisti, belligeranze dei dazi, esplosioni finanziarie, smitragliate anticostituzionali, prezzi bomba al mercato, terroristi dell’informazione, schegge di fake-news.

Consapevole d’esser attenzionato dalle forze del destino, oso dire: <>.

Letà dello spirito in arte è l’età della bellezza, è l’Età dell’Astrazione che manifesta l’essenza delle “cose”, porta al loro spirito, alla loro bellezza, alla Grazia!

L’arte astratta, pura essenza, è contro il suo tempo, non è per un tempo lineare, ma per un tempo circolare, il tempo vuotato dall’Eternità.

Gioacchino da Fiore ”liber figurarum”, 1202 – Frank Stella ”Harran II” 1967

Un sogno non realizzato da Barbara: aveva progettato una mostra sull’Umbria Mistica, con artisti internazionali legati al territorio, chissà, magari le sarà più facile realizzarla da lassù!

*Post-moderno: si cita per la prima volta 1870, data riportata in un testo di Johannes Willem Bertens, Hans Bertens e Douwe Fokkema dal titolo: “International Postmodernism: Theory and Literary Practice”. Intendo per Post-Moderno il periodo che intercorre tra la mostra degli Impressionisti, del 1874, a Parigi, e quello della mostra del 1992 Post-Human di Jeffrey Deitch, al Museo di Arte Contemporanea di Losanna. Devo sottoscrivere le conclusioni che l’autore Alan Kirby trae nel suo saggio “The Death of Postmodernism and Beyond” definendo il postmoderno anche come “pseudo-modernismo”.

**Espressionismo, movimento artistico del ‘900 teorizzato anche con la collaborazione del filosofo tedesco e storico dell’arte Wilhelm Worringer (1881-1965) con il testo del 1907 di psicologia dello stile: “Astrazione e Empatia”.

***L’Arte Astratta: la sua nascita sposta la nostra visione geo-temporale al mondo Ortodosso; il pittore russo Vasilij Kandinskij pubblicò nel 1911 lo scritto “Lo Spirituale nell’arte” e nel 1912 “Punto, linea, superficie” dove teorizzava il concetto di un’arte pura, costruttiva e sinestetica, oltre l’oggettività. Così fece, nel 1913, anche l’altro capostipite pittore russo Kazimir Malevich con il suo movimento chiamato Suprematismo attraverso il quale creava la teoria dell’ “Astratto Reale”. Il concetto dell’arte astratta o animica spirituale esisteva in nuce già nelle antiche storie religiose e filosofiche di altri paesi non occidentali (vedi l’arte sciamanica delle colonie oceaniche o africana e in tutti i tempi soprattutto in quelli preistorici). E ben prima di Kandinskij ci sono stati altri artisti che avevano sperimentato il pensiero astratto in pittura, per esempio quelli che esponevano a Parigi durante la Belle Époque al Cabaret Chat Noir, artisti ottocenteschi detti gli “Incongrui”… poi ci fu la grande artista svedese Hilma af Klint che già nel 1906 dipingeva grandi quadri simbolici grazie ai suoi studi Teosofici, con testi della filosofa russa Helena Petrovna Blavatsky (1831‑1891) che condizionarono anche tutti i principali artisti e musicisti mitteleuropei del tempo (vedi il compositore Aleksandr Skrjabin). Per non parlare della “pratica astratta” durante la fine del modernismo esercitata da Turner, Constable, Hugo, Redon, August Strindberg!

*°La teologia della negazione, con la teologia positiva, fa parte della dottrina cristiana; sono stati campioni di questo pensiero: San Tommaso d’Aquino, Meister Eckhart, Niccolò Cusano, San Giovanni della Croce, Giordano Bruno, Papa Benedetto XVI°.

**°Dromocrazia, termine formulato nel 1977 dall’architetto poliedrico e filosofo Paul Virilio (1932-2018): è la velocità gestita dal potere tecnocratico dei governi ad alienare la società.

*°°“Painting After Postmodernism” per l’occasione di questa esposizione la passionaria Barbara Rose scrisse un lungo testo con excursus storico complesso e puntuale sull’astrazione del terzo millennio, intemporale e persistente. Il suo entusiasmo spirituale creativo e sociale profuso nella Regia borbonica di Caserta fu simile al primo saggio sull’Arte Minimal nella rivista “Art in America” del 1961 dal titolo “ABC Art” e come quello del suo testo per universitari “American Art Since1900”.

°°°Gioacchino da Fiore preconizzava tre Regni, Ere o Età consecutive: l’Età del Padre scienza-obbedienza, l’Età del Figlio servitù filiale-sapienza, l’Età dello Spirito Santo piena intelligenza-Regno della Libertà.