Memorie dell’acqua: Veronica Montanino per Art Gender Gap

La mostra diffusa Art Gender Gap, curata da Giuseppe Simone Modeo, Nicoletta Castellaneta e Domenico de Chirico, visitabile fino all’8 maggio 2026 presso la Galleria Andrea Sansovino (GAS) a Monte San Savino, si articola tra Palazzo Ciocchi di Monte, la Chiesa di Santa Chiara e la cisterna rinascimentale. Il progetto riunisce 40 artiste costruendo un percorso che attraversa generazioni e linguaggi, da figure storicizzate come Carla Accardi, Sonia Delaunay e Meret Oppenheim fino a protagoniste della contemporaneità internazionale e italiana, tra cui Marlene Dumas, Pipilotti Rist, Chiharu Shiota, Luisa Rabbia e Sophie Ko. Un mosaico che non si limita alla celebrazione, ma si configura come presa di posizione critica rispetto a una storia dell’arte segnata da profonde asimmetrie.
È proprio all’interno di questo contesto teorico e spaziale che si inserisce Memorie, l’opera site specific di Veronica Montanino, collocata nella grande cisterna storica. Un ambiente che non è semplice contenitore ma condizione attiva con cui l’opera è chiamata a confrontarsi.
L’artista interviene in questo spazio complicato attraverso un approccio che non impone una gerarchia tra opera e habitat, ma ne valorizza le condizioni reciproche. La scultura si presenta come un elemento formalmente definito, in cui il bianco richiama una dimensione solida e quasi marmorea, che si misura con la qualità fluida e mutevole dell’acqua. Più che entrare in crisi, questa relazione attiva una coesistenza tra due stati della materia: da un lato la struttura, dall’altro l’instabilità.
Il punto di contatto – la base galleggiante – non è solo una soluzione tecnica, ma un dispositivo che consente all’opera di aderire alle caratteristiche della cisterna, accogliendone le variazioni e i movimenti. In questo modo, la presenza dell’acqua non contraddice la scultura, ma ne estende le possibilità percettive, generando una relazione continua tra forma e struttura circostante.
La cisterna stessa si rivela come organismo vivo. Il movimento dell’acqua non è un elemento secondario, ma parte integrante dell’opera. È un inconsueto legame, invisibile ma costante, che unisce scultura e ambiente. In questo dialogo dinamico, l’opera rinuncia a qualsiasi pretesa di stabilità assoluta: vibra, si muove, accetta una condizione di precarietà come unica possibilità di esistenza.
In Memorie, la Montanino sviluppa una riflessione sulla relazione tra opera e contesto intesa come condizione di interdipendenza. La simbiosi si costruisce attraverso un equilibrio dinamico, in cui elementi diversi coesistono valorizzandosi reciprocamente. Lo spazio e l’opera si definiscono infatti in modo congiunto, dando luogo a una configurazione in cui edificio e intervento artistico si integrano in un sistema unitario. È in questa continuità relazionale che il lavoro trova la propria efficacia formale e percettiva.
All’interno del percorso di Art Gender Gap, l’intervento dell’artista si distingue per la sua capacità di tradurre in modo poetico uno dei temi centrali della mostra: il superamento di strutture rigide e gerarchiche. Così come le artiste in mostra hanno storicamente sfidato sistemi di esclusione, Memorie sfida un luogo complesso, trasformando un limite in condizione generativa.
Il risultato è un’esperienza immersiva in cui il fruitore è chiamato a confrontarsi non solo con l’opera, ma con un equilibrio fragile tra materia e ambiente, tra controllo e abbandono. Una metafora potente, che risuona profondamente con il senso complessivo della mostra: l’arte come spazio di attraversamento, resistenza e trasformazione.

