C’è un aspetto che ha caratterizzato tutte le avanguardie storiche, mai abbastanza studiato e considerato da coloro che vi riconoscono esclusivamente la forza di rottura con la tradizione: è il forte legame che esse intrapresero con la teosofia, una dottrina che riconduceva le religioni e le filosofie dello spirito a un’unica radice.
Oggi, se si volesse definire in una parola l’approccio di Bruno Ceccobelli all’arte, bisognerebbe puntare un attimo lo sguardo in quella direzione, e leggere così il suo gigante pieno di vento, l’opera intitolata Nuvole, installata nel Querceto. Persino nella “gestualità”, questa imponente scultura indica la volontà, che appartiene all’autore, di trovare un punto di contatto tra l’uomo e l’universo. Qual è la strada, il tramite? Non può che essere la natura, nella quale tutti noi dobbiamo re-immergerci, ritrovando l’unità del Tutto.
L’ultimo cataclisma epidemico, ci dice l’autore, è qui a ricordarcelo dal 2020: «Un periodo assiale per la nostra epoca, che cambierà completamente pensieri, abitudini e le nostre aspettative di una vita migliore». Questa figura sintetica (un uomo scheletrizzato, lo chiama Ceccobelli), pertanto, diventa e rappresenta la reazione alla situazione attuale e un programma per il futuro.
Balena un’idea nuova: «Sostituire l’economia materialistica con un’economia celestiale, la Grazia dell’Arte». Infatti, la materia dell’opera (ferro objet trouvé) garantisce la concretezza della proposta: reinventare è la parola d’ordine.
Anna Maria Panzera
