Come pesanti fogli in marmo nero Marquinia, i Cartocci di Lucilla Catania si sollevano da terra con un movimento ondulatorio, a ricordare il lavoro che il vento o le onde possano aver svolto su di loro fino ad accartocciarne la struttura.
In queste, come in tutte le sculture di Lucilla Catania, il richiamo oggettuale suggerito dal titolo non deve far pensare a una rappresentazione virtuosistica o realistica dell’elemento di ispirazione dell’opera. La ricerca dell’artista è sempre e comunque volta all’esecuzione di sculture che prendono spunto dalla realtà fattuale, nell’intento di generare forme assolute e aniconiche per esprimere un linguaggio plastico puramente contemporaneo.
L’utilizzo del marmo o della terracotta in altri tempi e occasioni, fu una scelta definita già dalle origini della propria ricerca, che spinse l’artista a scegliere come propri maestri Brancusi, Arp e Viani. Ancora oggi, in un’opera come Cartocci, è possibile rintracciare quell’ispirazione alla purezza delle sagome brancusiane.
La luce, come negli altri lavori presenti nel Querceto, gioca un ruolo fondamentale nella strutturazione di queste sculture. La modulazione delle superfici levigate in morbide curve, che addolciscono i passaggi chiaroscurali, si contrappone all’asprezza delle zone lasciate scabre, come a testimoniare l’essenza di quella pietra spezzata che la lavorazione sapiente dell’artista rende scultura.

Giulia Del Papa