L’installazione di Inés Fontenla non lascia dubbi: è una porta di marmo peperino (tipico della zona del viterbese e dei colli Albani), affacciata sulla grande vallata sottostante la distesa di Sculture in campo. È un ingresso monumentale, sostenuto da stipiti di grande spessore, simili a quelli dei palazzi del Rinascimento.
Semiaperta sul bel paesaggio colorato di verde cupo, sottende un chiaro invito: ad affacciarsi su una natura, che troppo spesso è considerata estranea; a cambiare il nostro rapporto con l’ambiente. È una proposta a immergerci con tutti i sensi in un regno che, se siamo capaci di ascoltare e di lasciarci andare, sa donarci un grande equilibrio e benessere. È tempo di iniziare una relazione di rispetto, cura e amore verso il nostro pianeta: le sue risorse non ci appartengono e non possiamo continuare a sfruttarle all’infinto. La Terra non è di nostra proprietà, ne siamo semplici ospiti. Siamo solo parti di un tutto e abbiamo la responsabilità di usare le risorse che troviamo, rinnovandole per chi verrà dopo. Noi siamo natura e, come tali, dobbiamo prenderci cura di lei come abbiamo cura di noi stessi.
Per questo motivo, come nelle antiche iscrizioni, scolpite affinché rimangano imperiture, sulla pietra della porta è incisa la frase conclusiva della “Carta della Terra”, ratificata nel marzo 2000 dall’Unesco: «Possa la nostra epoca essere ricordata per il risveglio di una nuova riverenza per la vita, per la risolutezza nel raggiungere la sostenibilità, per l’accelerazione della lotta, per la giustizia e la Pace, e per la gioiosa celebrazione della vita».

Anna Maria Panzera