Ai piedi di una grande quercia, albero che dà il nome all’area omonima di Sculture in Campo, Paolo Grassino ha realizzato “Guerra è sempre”. Una struttura composta da mattoni di cemento, sui quali sono stati incisi, per ogni giorno dell’anno, i luoghi e il numero di vittime dei conflitti avvenuti in tutto il mondo tra il 2018 e il 2019. Un calendario che registra la memoria di chi ormai è disperso nell’oblio, per sempre.
Se da una parte la certezza del ricordo è salva, grazie al segno lasciato indelebile sul cemento, dall’altra, la sovrapposizione dei mattoni riporta alla mente l’abitudine a dimenticare lo scempio della guerra, coprendo d’indifferenza quelle macerie che ciascun conflitto lascia dietro di sé. Come metafora dell’oblio, se i singoli mattoni attestano che nel mondo si muore ogni giorno, allo stesso tempo coprono le testimonianze dei conflitti precedenti.
E quelle macerie che restano dopo ogni guerra, che tutte si assomigliano nonostante siano diversi i luoghi, le geografie, le motivazioni e le persone che ciascun conflitto investe senza distinzione, quelle macerie sembrano comparire nella scarna, ma integra, struttura di quest’opera.
Nella sua silente imponenza, distesa e quasi dissonante rispetto alla campagna circostante, questa scultura ci chiede di fermarci per immaginare quel che non si vede. Proprio così, Guerra è sempre, rende visibile cosa è accaduto, accade e accadrà ogni giorno nel mondo, invitando a ricordare ciò che muove, nella dimenticanza quasi totale delle persone, la storia e le politiche internazionali.
Giulia Del Papa
