Un modellato pieno di memorie classiche; il taglio preziosamente cauterizzato da una colata d’oro; la ricerca delle anatomie interiori: sono queste le caratteristiche di Meditating on the infinite that is inside and outside me, la scultura di Paolo Garau che si erge tra gli ulivi di Sculture in Campo.
La figura dalle dimensioni monumentali, dritta, tesa e ben piantata sul piedistallo, sembra pronta a ricevere e restituire tutta la luce del sole meridiano; per molti aspetti, è in dialogo con Nuvole di Bruno Ceccobelli, con cui condivide temi come la relazione dell’essere umano con la natura e l’universo, o il fluire continuo tra la dimensione interiore e quella esteriore degli esseri viventi. Mentre in Ceccobelli, però, questo avviene tramite l’attraversamento dell’opera da parte degli elementi – aria, acqua, terra – in Garau l’idea è trasmessa mediante una forma compatta, che tenderebbe naturalmente a comprimersi e a richiudersi su se stessa. È da qui – dalla volontà di contrastare il moto naturale di quanto l’artista ha plasmato – che viene l’idea della sezione. Il corpo (una forma realizzata in resina poliestere composita, materiale modernissimo e versatile, che si adatta perfettamente alle più varie condizioni ambientali), deve superare il proprio individualismo. L’oro vuole alludere alla volontà di mostrare la ricchezza che ciascuno possiede, eventualmente di donarla, visto che nulla ci appartiene fino in fondo; per l’autore l’uomo e la donna, anche nella loro grandezza, sono pur sempre passeggeri in questo mondo, che muta costantemente.
Anna Maria Panzera
