Immagine nel campo, nel campo visivo. Sembra un gioco di parole la scelta della scultura Tigre esposta al parco di Sculture di Bassano in Teverina. Chi vi si aggiri, ammaliato dalla bellezza della natura e delle opere, prova un attimo di sconcerto a imbattersi in questo felino, che procede leggermente acquattato. Il cucciolo si muove nello spazio, sulla nuda terra, immortalato in una sorta di fotogramma, un movimento nel tempo della percezione visiva; partecipa a 360° allo spazio circostante. Il materiale di cui esso è costituito perde qualunque valore specifico, diventa secondario: la Tigre è tigre, arriva da chissà quale angolo remoto della Terra o dell’infanzia, o dell’immaginazione.
Nel 2020 Puxeddu ha completato il suo intervento nel parco collocandovi Lince.
L’idea di inserire in un ambiente naturale due immagini realistiche è stata la prima esperienza del genere, per l’autore. Di solito, i suoi animali sostano più comodamente in luoghi chiusi, vestiti di colori vivaci e puri, che fanno risuonare tutto l’ambiente nel quale insistono. Qui il tigrotto, invece, si riprende i suoi colori naturali e gioca visivamente con lo spettatore, tra mimetismo e meraviglia: anche nello scoprire che la forma è di legno assemblato, tagliato con l’elettrosega e trattato per resistere agli agenti atmosferici. Lince, invece, arriva a porci irrimediabilmente di fronte alla potenza gentile dell’artificio. Fanno venire in mente – se l’autore lo concede – le tigri e i felini del Doganiere Rousseau, cui egli metteva il titolo “Sorpresa!”.

Anna Maria Panzera