Francesca Tulli (Roma, 1956)
Umana Natura
2018
Casetta Lola
Animale e vegetale sono due nature che aspirano a uno stesso percorso vitale. Non c’è pensiero più moderno di questo, se si dà un’occhiata alle avanguardie della più recente filosofia, e noi siamo d’accordo.
Umana Natura esprime una figurazione caratterizzata da instabili equilibri dinamici, nei quali il soggetto umano, talvolta trasformato o ibridato, dialoga e si integra con elementi diversi. La produzione scultorea dell’artista insiste da qualche tempo su tale cifra stilistica. Le figure, realizzate con materiali classici quali bronzo e ferro, restano in equilibrio sui bordi dei piedistalli come atleti o come contorsionisti circensi, che sfidano i limiti umani della forza e della flessuosità. In questo caso, vanno ancora oltre: la loro sfida è cambiare la propria stessa natura, osare la metamorfosi e, come la Dafne mitologica, mutare i propri corpi commistionando la sostanza antropica a quella delle piante.
L’equilibrio delle forme è oltre il possibile, in quest’opera; due diverse scale di grandezza danno origine a una surreale continuità tra la figura umana e la grande foglia: la prima sostiene come un fusto la seconda, che a sua volta si piega verso il volto, come per scendere a sfiorarlo. Al tempo stesso, la figura tende al basso, alla terra, a farsi radice, e la sua mano è in realtà un’impronta. È uno scambio tra uomo e natura che diventa preludio a una simbiosi. La stessa anima liquida scorre nelle vene umane e negli arborei vasi linfatici. Si propongono qui due opposti modelli di esistenza, quello antropologico e quello vegetale, invitando a pensarne diversamente dal solito la relazione, forse capovolgendola del tutto.
Anna Maria Panzera

