Simone Bertugno (Roma, 1963)
Giano
1998
Casetta Lola
Giano è una scultura piena di magia e di suggestioni. Per descriverla, si può cominciare dicendo che, pur non essendo nata per Sculture in Campo (è in origine un lavoro site specific presentato per la prima volta al pubblico a ottobre 1998, nella collettiva “Contestura” a cura di Giuliana Stella, presso il Complesso monumentale di San Salvatore in Lauro di Roma). Quest’opera trova qui la sua collocazione definitiva e perfetta. Come ricorda lo stesso autore, il territorio di Bassano è ricco di storia e di luoghi legati alla cultura etrusca e romana. La presenza delle vestigia di numerosi templi frequentati da entrambi i popoli ci riporta ad antichi riti e festività, come le Fontinalia, dedicate a Fontus (figlio di Giano) e alle acque, qui presenti nell’incavo del Vadimone, lago vulcanico consacrato agli dei bifronti Culsanus (etrusco) e Giano (romano). Quest’ultimo è il dio dei passaggi e della trasformazione, dell’alba e dei tramonti, della natura e della coltivazione, della ciclicità di un tempo infinito, dove passato e futuro non esistono se non nel flusso universale. Dio della pace e della guerra, antico quanto l’età dell’oro, Giano racchiude in sé la coincidenza degli opposti che, per quanto apparentemente irragionevole, fa parte della natura umana. A causa di ciò, questa divinità è presente nella storia dell’arte in ogni epoca. Oggi la ritroviamo nella grande opera di Simone Bertugno, scultura dall’anima multiforme e anamorfica, apparentemente scompaginata, che chiede allo spettatore di non restare fermo e di scoprire le mille facce del dio, prima di centrare la forma ricomposta attraverso l’occhio prospettico. Polistirene, epoxy, fibra di vetro, grafite, ferro e acciaio sfidano le intemperie dello spazio aperto.
Anna Maria Panzera

