Alberto Timossi, nato a Napoli nel 1965, si è formato fra Genova e Carrara, dove ha frequentato la scuola di scultura dell’Accademia di Belle Arti. Attualmente vive e lavora a Roma. L’artista intende la scultura come intervento nello spazio urbano e installazione ambientale attraverso l’uso di materiali derivanti dall’edilizia (tubi in PVC lavorati con la fiamma e lo smalto).
A partire dai primi anni Duemila, privilegia la forma tubolare per la capacità di dialogare con gli spazi interni ed esterni degli edifici, ma anche per quella di proporsi come elemento strutturale a sé stante immerso nella natura. Tra il 2013 e il 2014 tiene le due personali nella Collezione Manzù ad Ardea (RM) e nel palazzo dei Consoli a Gubbio. Negli ultimi anni ha dedicato maggiore attenzione alle mutazioni ambientali con i suoi interventi “Illusione” del 2015 nelle Cave Michelangelo a Carrara e “Spilli” del 2018 nel Lago ex SNIA di Roma.
Timossi ha affrontato le questioni legate al cambiamento climatico nelle grandi installazioni prodotte in alta montagna (“Fata Morgana/dentro l’antropocene” del 2017 nel Lago del Rock Glacier del Col d’Olen in Valle d’Aosta e “In memoria. Pietre nere per il Lago Sofia” del 2018 nel ghiacciaio del Calderone sul Gran Sasso).
Sempre in dialogo con l’elemento acquatico nel 2019 esegue “Segnacoli”, un intervento sul Kothon, al centro dell’area sacra dei Fenici nella piccola isola siciliana di Mozia.
Di ultima realizzazione sono le sue installazioni “Avvistamenti” e “Sentieri dello spirito” del 2019 nel Castello di Montechiarugolo, a Langhirano (Parma), e nel Monastero di Siloe (Grosseto).
Giulia Del Papa

