Presso il Querceto troviamo anche l’opera Anomie spaziali 5, in corten e vetro, un lavoro realizzato a partire da un bozzetto del 1987-’89 di Cloti Ricciardi, tra le più importanti scultrici italiane del secondo Novecento e protagonista in prima linea delle lotte femministe degli anni ’70. Recentemente il grande pubblico ha potuto ammirare una sua opera storica Respiro (1968), esposta in occasione dell’edizione della Quadriennale d’arte del 2020, presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma. L’artista romana, come un’equilibrista sul filo teso, abita la dimensione iconica così come quella aniconica senza alcun cedimento formale. Come dimostra in Anomie spaziali 5: dall’elemento centrale cubiforme dell’opera si diramano dei vasi cavi trasparenti attraverso i quali scorre la linfa vitale dello spazio, innescando un rapporto simbiotico con la terra che accoglie l’opera nella sua interezza. La ricerca artistica di Cloti Ricciardi nel corso degli anni non ha subìto arresti, alimentata dal suo furore creativo, fino a qualche anno fa quando è stata costretta al riposo. Il sistema delle sue Anomie decostruisce il rapporto rigido fra soggetto e oggetto, fra spazio e tempo e fra opera e fruitore. Riformulare il linguaggio dell’arte a partire da un punto di vista autenticamente politico (inteso come afferente alla polis), collettivo, alimentato dalle lotte per l’emancipazione dalla cultura patriarcale è ancora un gesto rivoluzionario, come lo è il lavoro di questa grande artista.

Valentina Gramiccia