Inés Fontenla è nata nel 1950 a Buenos Aires; vive e lavora tra l’Argentina e l’Italia (Roma).
Gli studi fatti tra il continente americano e l’Europa (Madrid, Siena e Roma) le hanno permesso di approfondire una solida cultura visiva e di acquisire l’abilità a usare una grande varietà di materiali – da quelli tradizionali ai supporti multimediali – che l’artista utilizza per affrontare i temi cruciali del nostro tempo: le grandi migrazioni umane, i conflitti sociali e ambientali, le quotidiane inquietudini che appartengono a ognuno di noi.
Nel 2004 realizza Il cielo alla fine del mondo per la mostra “Luft-Stuck und Stad- Teile” alla Kunstverei di Landau: è la prima opera legata all’ambiente e alla natura, che da quel momento diverrà un tema ricorrente della sua ricerca artistica. La natura, per Fontenla, è rifugio irrinunciabile.
I titoli delle tante istallazioni d’impianto concettuale, disseminate in esposizioni internazionali (“Oltre le mappe”, “Passato-Futuro”, “Atlantide”, “Más alla de las columnas de Hércules”, “Verso Itaca”, “Terra inquieta”), sono evidenti rimandi autobiografici, nei quali Fontenla dichiara apertamente la sua condizione di “migrante dall’America Latina. La sua famiglia, in un lontano passato, vi era giunta dall’Europa e lì Inés da adulta è tornata a vivere”. Tuttavia, invece di chiudersi in una prospettiva autoreferenziale o in una dimensione privata, è riuscita a trascenderla, per giungere a una più ampia dimensione sociale, dove etica ed estetica si mescolano, diventano militanza e impegno, nostalgia e speranza.
Anna Maria Panzera
