Come durante una passeggiata in un bosco, in cima a una salita nella Valle delle Presenze, lo spettatore si imbatte in un incontro inaspettato: un lupo, placido, siede vigile all’ingresso di una piccola grotta. Accanto, sulla parete rocciosa, pende un mantello rosso e, ai suoi piedi, sono poggiati degli stivaletti.
Nei suoi panni di Daniela Palluello è la scena di un incontro o della possibilità che esso accada. Quel mantello e quegli stivaletti alludono a degli abiti di bimba, un personaggio fiabesco che sembra essere partito per vivere un’avventura. Mentre il lupo rivolge lo sguardo all’esterno dell’antro come in attesa dell’arrivo di qualcuno, quasi a guardia dell’ingresso della grotta. Il gruppo di sculture in terracotta, argilla refrattaria e ceramica smaltata, che compone quest’opera pare quasi raccontare l’incipit di una narrazione aperta allo spettatore, che può scegliere di dismettere i propri panni quotidiani per avviarsi verso una personale avventura narrativa.
Alla base dell’ideazione dell’opera vi è il concetto di relazione con l’altro, lo sconosciuto, e l’allusione insieme alla paura e all’entusiasmo dei nuovi incontri, restituendoci quella sensazione di sorpresa che si prova di fronte a un avvenimento inatteso, a uno sviluppo del presente inaspettato. Quei panni di bimba sono lì in attesa per chiunque di noi che voglia indossarli e provare a vivere uno scorcio di realtà diverso dal proprio.
Giulia Del Papa
