Ecco un’opera nettamente concettuale, poli-composta e multi-materica, realizzata nel 2020 da Davide Tagliabue. I suoi elementi: Phyllostachys aurea (uno dei bambù ornamentali più comunemente utilizzati per la creazione di siepi, dalla natura piuttosto invasiva); rete metallica a maglia regolare, 9 fori nel terreno a base quadrata; tessuto anti-radici (che ne contiene lo sviluppo, senza compromettere la salute delle piante).
Come suggerisce Tagliabue stesso, l’installazione parla del trattamento che stiamo riservando al nostro pianeta, la nostra casa: il consumo del suolo, il disboscamento, le monoculture intensive, il surriscaldamento globale, l’estinzione delle specie, l’inquinamento da plastica. Tutti disastri ambientali che offrono l’evidenza di un’azione umana estremamente invasiva, che toglie risorse e vitalità ovunque si affacci.
L’opera, pertanto, si offre alla riflessione del pubblico: una scultura viva e “attiva”, dalla forma imprevista, governata dalle leggi naturali: non la fotografia di un istante, ma l’evoluzione nel tempo di un organismo autonomo, vivente nella regolarità e artificialità dell’azione antropica. Il mondo euclideo che vogliamo abitare sarà, infine, definito insieme alla natura stessa.
Anna Maria Panzera
