Sin dall’inizio del proprio lavoro, Lucilla Catania sceglie come materiali d’elezione la terracotta e la pietra, che le impongono il confronto con metodi di lavorazione tradizionali. L’importanza della materia, la ricerca di forme assolute, l’attenzione alla lavorazione dei materiali diventano dunque la sua cifra, insieme a quella volontà di far rivivere un mito umanistico attraverso forme pure ed essenziali. La coerenza del suo percorso è chiara già nella sua pubblicazione del 1991, Fondazione di una Nuova Classicità per l’Arte Contemporanea, dove definisce l’origine e la fisionomia della sua poetica. Riconosce in quel momento storico la possibilità di creare un nuovo linguaggio, in cui forma e spazio sono gli elementi essenziali dell’opera e l’esperienza del passato non è un peso, ma una ricchezza cui attingere. L’idea di classicità si sostanzia nel continuo tentativo di rinnovamento del linguaggio plastico, attraverso il lavoro sulla tridimensionalità e il rapporto con la materia, la forma, il volume.
In questo senso è da leggere Spicchio, un’opera del 2016-17 in peperino di Vitorchiano. La scelta di questo materiale ingiunge all’artista un tipo di lavorazione tradizionale, ma la forma morbida e l’assenza totale di monumentalità rendono la scultura aderente a un linguaggio plastico contemporaneo, in cui la solidità della materia può dar vita a forme organiche che evocano elementi naturali. Le sinuosità che l’artista dona al marmo fanno pensare a materiali plasmabili, ma solo a uno sguardo attento quegli elementi che si incurvano e si piegano rivelano la loro natura di solida materia.

Giulia Del Papa