Lucilla Catania (Roma, 1954)
Rollo
2016-17
Casetta Lola
Parlare di scultura in relazione alle opere di Lucilla Catania vuol dire parlare del profondo e intenso rapporto che l’artista instaura sin dagli inizi della propria ricerca con la materia, la forma e il volume. Una materia mai fine a sé stessa, o mai negata e sopraffatta dall’intervento dell’artista, ma sempre tesa alla relazione con lo spazio circostante nella creazione di forme che dialoghino con lo spettatore quasi da pari a pari.
Qui, dunque, si inserisce un altro fondamentale della sua ricerca plastica: i lavori non si concretizzano mai come presenze monumentali che si impongono alla vista, ma restano entità, creature con le quali lo spettatore può entrare in relazione.
Per questo motivo è spesso prediletta la scelta dell’orizzontalità: le sue sculture nascono in questa dimensione o a essa tornano, come Rollo che a seguito di un breve innalzarsi plana dolcemente verso terra. Quest’opera in travertino di Tivoli del 2016-17, resta tutta sul piano dell’umano, si può contenere nel raggio di uno sguardo, si può accarezzare come un docile animale, si innalza quel tanto che occorre per giungere alla mano di chi voglia toccarla.
Il movimento curvo che compie il marmo richiude l’opera in una piega morbida, accentuata dalla lavorazione mossa della superficie che mostra le zone concave del travertino.
E in un lavoro come questo c’è tutta l’essenza di una ricerca lontana dalla monumentalità, in cui ciò che è verticale diviene irraggiungibile e distante da chi possa ammirarlo.
Giulia Del Papa

